Sin City

Difficile inquadrare un film come Sin City. A prima vista sembra un noir degli anni trenta, fatto di amori impossibili, bellezze mozzafiato e trame imprevedibili. A questo c’è da aggiungere violenza spietata e quel pizzico di pulp tanto caro a Tarantino (che ha diretto un’intera sequenza).

La realizzazione tecnica è davvero originale. La pellicola non è semplicemente in bianco e nero, ma un’insieme di chiaro-scuri, di luci e ombre, accompagnati da qualche colore forte utilizzato dal regista per dare enfasi a determinate persone o a oggetti significativi.

Bruce Willis incarna un po’ l’Humphrey Bogart moderno, forse più violento e spietato, ma sempre al servizio dei più deboli e paladino della giustizia a tutti i costi.

Finalmente un film che si distingue nel mucchio, anche se un po’ troppo violento e un’impronta splatter che può non piacere a tutti.