Beep! Beep ! Beep! Beep!
Sono questi i primi suoni che sento tutte le mattine quando la sveglia compie il suo dovere. Accendo il telefono. Beepeep, beepeep! Un nuovo messaggio, qualcuno mi ha cercato. Corro in bagno, prendo il rasoio elettrico… beep! Mi avvisa che la batteria è quasi scarica.
Prima di vestirmi metto il latte nel forno a microonde così da trovarlo già caldo quando ci affogherò tonnellate di cereali. Beep! Il latte è pronto, mangio. Finalmente posso uscire di case per andare al lavoro. Beep! Ah giusto, accendo il mio fedele iPod.

Quanti segnali acustici sentiamo in una giornata? Tanti, provate a contarli, vi sorprenderete. Il “beep” fa ormai parte della nostra cultura, è la forma di comunicazione più elementare con cui la tecnologia dialoga con noi. Elementare esattamente come il linguaggio binario: uno o zero, acceso spento, beep o silenzio.

Una volta il telefono “squillava”, oggi invece semplicemente suona, perchè non c’è più il martelletto che fa suonare le campanelle, bensì una suoneria digitale sintetizzata che possiamo scegliere a nostro piacimento. Una banalità, certo, ma una banalità che però in Italia produce un business di milioni di euro. Chi l’avrebbe mai detto? Provate voi a spiegare a vostro nonno, che oggi i ragazzi sono disposti a pagare anche 3 euro per avere una suoneria originale e alla moda.

“Questa è la segreteria telefonica di Alexander, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico… Beeeep!�”