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La guerra dell’arte

The Art of WarSono colpevole, lo ammetto. Sara’ una vita e mezzo che non aggiorno questo povero blog. Il problema e’ sempre lo stesso, penso a cosa scrivere mille volte al giorno, poi rimando, pospongo.
E’ questo il vero problema del ventesimo secolo che affligga l’umanità intera: procrastinare.
Stephen Pressfield ha scritto un ottimo libro sull’argomento, The war of art da cui estraggo una breve citazione:

“There’s a secret that real writers know that wannabe writers don’t, and the secret is this: It’s not the writing part that’s hard. What’s hard is sitting down to write.
What’s keeping us from sitting down is Resistance.”

Noi italiani la conosciamo bene questa parola, procrastinare e’ una delle nostre attività preferite. Ce ne vantiamo, quasi.
E’ proprio questa una delle principali differenze che abbiamo rispetto agli anglosassoni. Loro discutono, stimano, pianificano e fanno. Noi ci fermiamo al primo step, perché discutere é di gran lunga la nostra attività preferita.

Pensieri

Perle

Quando ci sono riunioni che coinvolgono piu’ di 3 persone le mie palpebre ha la naturale tendenza a cedere.
Stamane solo una frase mi ha svegliato:
Direttore marketing:

Be true to yourself, always do what you enjoy, and just because someone disagrees with you it doesn’t mean you are wrong!

E cos’altro puoi fare se non annuire e dire sottovoce true… true…

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Segway (Ginger)

dean_kamen.jpgL’ho provato ed é incredibile. Ti permette di muoverti con una naturalezza tale che non sei tu a comandare lui, ma é lui che ti porta dove vorresti tu. Come un partner in un ballo è capace di anticipare ogni tua mossa.
A chi chiede che cos’è viene recitata questa frase (che e’ anche la descrizione ufficiale del prodotto):

Ti senti libero, felice e a tuo agio. Hai la sensazione del terreno che si muove sotto di te, ma non lo stai toccando. E sei pervaso dal desiderio di andare da qualche parte. E mentre vai ti accorgi che stai sorridendo

Un invenzione del genere può nascere soltanto da un personaggio perlomeno “alternativo” come Dean Kamen. Storia interessante la sua. Fin da bambino ha sempre fatto solo ciò che gli interessava davvero, senza badare a ciò che andrebbe fatto. A 20 anni è’ già un milionario annoiato, si compra un’isola poi decide di inseguire un sogno. Investe oltre 100 milioni di bigliettoni verdi con l’intenzione di rivoluzionare il modo in cui muoversi.
La sua e’ una biografia interessante, quello che mi ha colpito di più é che quando decise di aprire un’azienda assunse solo ingegneri molto bravi che pero’ abbiano fatto grossi fallimenti. Questo perché’ sosteneva che chi ha fatto grossi fallimenti ha anche grosse ambizioni.
E mi sa che che un po’ di ragione ce l’ha.
Ah, una curiosità. Il nome originale dell’invenzione era Ginger. Il nome Segway deriva dalla parola italiana “segui” (la pronuncia e’ simile) ed é stato ideato da un’agenzia di comunicazione pagata oltre 20.000$ solo per il naming.

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Telefono mobile

no_mobile.jpgTornando a Londra all’aeroporto di Stansted, mentre faccio la fila per il controllo passaporti noto un cartello e’ cambiato: “It is not allowed to use mobile phones at the checking desk“.
Fino a un mese fa se solo provavi a estrarre il diabolico “mobile phone” venivi cazziato all’istante, ora non si può’ più’ usare solo durante il controllo.
A parte che vorrei proprio vedere chi sta a parlare al telefono mentre il poliziotto ti guarda con aria sospettosa cercando di trovare una minima somiglianza tra te e la tua faccia di 10 anni fa che c’è’ sul passaporto.

Comunque ha proprio ragione quello che diceva:

Quando vuoi far rispettare un legge piazza un bel cartello.
Se uno non rispetta la legge, dagli una punizione esemplare.
Se dieci non rispettano la legge, fai finta di non vedere.
Se più di dieci non rispettano la regola, togli il cartello.

A quanto pare non siamo solo noi italianiacci a essere poco “polite” nell’uso del cellulare. ;)

Pensieri

Domande senza risposta (3)

E’ meglio FARE e pentirsi di aver fatto, o NON FARE e pentirsi di non aver fatto?

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Sir Paul

paul_mccartney.jpgMi chiedono - ho un biglietto per vedere Paul McCartney, che ti va di venire?
Ma dico… c’è bisogno di chiedere!?!?
Stiamo parlando di Sir Paul, uno degli scarafaggi, mica pizza e fichi
Beh insomma arrivo a Camden, fuori dal locale c’è un po’ di coda ma non troppa. Giornalisti, telecamere e flash da tutte le parti. VIPsss che dispensano sorrisi a go-go e misure di sicurezza che manco la regina può permettersi.
Il locale non è molto grande, ci sono poche centinaia di persone, solo la cream della cream (e io che ci faccio qui?!).
Ci prendiamo una birra e ci piazziamo sotto il palco mentre il boato da stadio di tutta la gente impazzita alle nostre spalle ci avverte Paul è arrivato.
Saluta tutti, un paio di battute di politica in perfetto stile british e via che attacca a suonare la chitarra.
A dire il vero non conoscevo neanche uno dei suoi pezzi da solita, ma ma le note di “Hey Jude” e “Let it be” non possono di certo lasciare indifferenti…

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Milano-Sydney solo andata

australia.jpgC’è chi ne parla e c’è chi lo fa. Il mio amico Sayo l’ha fatto.
Presente tipo - è stato bello grazie a tutti ma io sloggio? Ecco.
Gli dico che ci vogliono due marones tanti per partire per l’Australia completamente alla cieca e lui mi risponde con un mail con questo allegato:

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia, chi non rischia e chi non cambia il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ” i “, piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore ed ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Pablo Neruda

Non lo conoscevo questo brano. Lo consigli a tutti quelli che vorrebbero andare, fare, partire, cambiare e provare ma trovano ogni giorno una scusa nuova per evitare.
Good luck my friend!

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Internàscional

Oggi un commesso afgano in un negozio inglese mi ha venduto un vestito francese con taglio in stile italiano. C’è da fare l’orlo ai pantaloni e mi dicono che con un piccolo extra lo fanno fare loro da un sarto libanese che c’è lì all’angolo di Victoria Street.
Allungo la carta al cassiere, e mentre digito il PIN mi chiede di dove sono. Gli dico “I’m Italian“, con quella sottile fierezza che contraddistingue gli italiani all’estero, e lui si illumina affrettandosi a spiegarmi che i suoi migliori amici stanno in Italia, tipo Fabrizio di Firenze. Parlando scopro che lui è greco e che si è trasferito a Londra 3 anni fa, contento come una Pasqua (eh te credo, in Grecia oltre ai pescatori con le reti che c’è?)
Torno in ufficio e mi chiama la mia capa da S. Francisco chiedendomi di mandarle dei documenti, entro oggi però perchè domani deve scappare a Dallas.
Faccio merenda e il mio collega New Zelandese Darren mi racconta il suo ultimo weekend a Praga, in cui si è divertito una cifra. (soprattutto perchè coi suoi Pound nel portafoglio non avrà speso una bega)
Anche questa è un po’ Londra.
Salutatemi Fabrizio. ;)

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Trasferimento

Sì, mi sono trasferito a Londra. Scriverò un post anche su questo, non ora però. Cheers :)

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Brutta bestia

question_mark.jpgQuando sai esattamente cosa fare è facile. Devi solo decidere quando e come.

Quando però il cuore ti dice una cosa mentre la testa te ne dice un’altra, allora le cose si complicano. Non sai cosa fare e cominci a pensare, a ipotizzare, a ragionare, e più lo fai e più ti allontani dalla decisione. Ti aggrappi a qualsiasi cosa possa darti un’indicazione razionale e coerente, consideri i pro e contro come un bravo contabile, ma quando arrivi alla conclusione scopri che non è quello che vuoi veramente e ricominci tutto da capo.
Ti senti in stallo, e come un aereo che dopo lo stallo rischia di precipitare all’improvviso, anche tu hai paura di cadere.

Non bisognerebbe mai non ascoltare ciò che ci dice il cuore perchè è lui a dirci quello che sentiamo e vogliamo, solo che l’esperienza ci ha insegnato a non essere troppo disinvolti nelle scelte importanti, perchè ci si potrebbe far male.

Come fare a decidere quindi? Io faccio così: mi osservo. Come un estraneo guardo ciò che faccio, come mi comporto, come reagisco e da lì capisco che cosa vuole veramente quell’”io” che a volte mi pare di conoscere così poco.

Eh sì l’indecisione, l’è propri ‘na brutta bestia.

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