Archive for April, 2005

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Parlate dopo il segnale acustico. Beep!

Beep! Beep ! Beep! Beep!
Sono questi i primi suoni che sento tutte le mattine quando la sveglia compie il suo dovere. Accendo il telefono. Beepeep, beepeep! Un nuovo messaggio, qualcuno mi ha cercato. Corro in bagno, prendo il rasoio elettrico… beep! Mi avvisa che la batteria è quasi scarica.
Prima di vestirmi metto il latte nel forno a microonde così da trovarlo già caldo quando ci affogherò tonnellate di cereali. Beep! Il latte è pronto, mangio. Finalmente posso uscire di case per andare al lavoro. Beep! Ah giusto, accendo il mio fedele iPod.

Quanti segnali acustici sentiamo in una giornata? Tanti, provate a contarli, vi sorprenderete. Il “beep” fa ormai parte della nostra cultura, è la forma di comunicazione più elementare con cui la tecnologia dialoga con noi. Elementare esattamente come il linguaggio binario: uno o zero, acceso spento, beep o silenzio.

Una volta il telefono “squillava”, oggi invece semplicemente suona, perchè non c’è più il martelletto che fa suonare le campanelle, bensì una suoneria digitale sintetizzata che possiamo scegliere a nostro piacimento. Una banalità, certo, ma una banalità che però in Italia produce un business di milioni di euro. Chi l’avrebbe mai detto? Provate voi a spiegare a vostro nonno, che oggi i ragazzi sono disposti a pagare anche 3 euro per avere una suoneria originale e alla moda.

“Questa è la segreteria telefonica di Alexander, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico… Beeeep!�”

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Pensieri digitali

91399-21.jpgOrmai parlare della famigerata “convergenza digitale” è obsoleto. Eccoci, ci siamo, abbiamo digitalizzato tutto il digitalizzabile: documenti, musica, video, fotografie, pensieri (questo che state leggendo cosa credete che sia!?).

In effetti in un epoca in cui la comodità e la velocità sono caratteristiche preferenziali rispetto alla qualità, non c’è terreno più fertile per fare della digitalizzazione un processo inarrestabile. Non voglio criticare il digitale, i vantaggi che porta sono talmente risaputi ed importanti che non si possono semplicemente ignorare. Quello che non sopporto, è considerare il digitale come un sostituto.

L’e-mail è più veloce, comoda, ma è ovvio che la posta tradizionale non cesserà mai di esistere. Stesso discorso per la musica: gli mp3 sono un’invenzione fenomenale in fatto di portabilità, come del resto anche i film in DivX. Ma la qualità? Pochi appassionati ne parlano.

Eppure anni fa le cose stavano diversamente. C’era chi aveva l’impianto stereo HI-FI (alta fedeltà) chi invece no, la discriminante era la qualità del suono della musica e non quanti mp3 riescono a stare dentro una chiavette grande due centimetri quadrati.

Digitalizzare significa perdere qualcosa, perdere dei dati che non possono stare tra un bit e l’altro. E’ noto che un mp3 non riuscirà mai a riprodurre i suoni caldi del vinile. Stessa cosa per la fotografia, mai notato che le foto digitali sembrano più piatte ripetto a quelle “tradizionali”? Eppure oggi sono solo i professionisti a impressionare ancora la pellicola per avere belle foto.

Il mondo digitale non è un sostituto di quello analogico, ne è soltanto un’alternativa. Un’alternativa in cui si è disposti a rinunciare frammenti di informazione per premiare la praticità. Chissà dove andranno a finire quei pezzetti informazioni? Forse nel paradiso dell’analogico…