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In: Blog

19 Dec 2008

StatisticsDare una sbirciata alle statistiche del mio Blog e’ sempre interessante, soprattutto e’ divertente vedere cosa cosa cerca la gente su Google per poi atterrare sul mio sitarello.
Ovviamente la maggior parte delle persone che visitano il mio sito cercavano il mio nome, ma quello che mi ha stipito di piu’ e’ vedere in seconda posizione la frase “Domande senza risposta“.
Quasi il 20% delle persone che visitano i mio blog, sono alla ricerca di “domande senza risposta”. Curioso, vero?
Sono anni che cerco un nome per questo pseudo-blog, che sia questo quello giusto?

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Absolutely fascinating video about space-time dimensions.
If you get lost after 20 secs, don’t give up! In the end it make actually sense, sort of.

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For all those people that find it more convenient to bother you with their question rather than google it for themselves.
I have been searching for something like this for years!

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facebookFacebook e’ un caso tanto interessante quanto originale.
La sua capacita’ viirale e’ impressionante, lo dimostrano la crescita esponenziale di iscritti e il traffico generato sul sito.
Sono appena tornado dagli States e devo dire che Facebook non mi pare sia più’ visto come come qualcosa di nuovo, e’ qualche tempo che non e’ più’ sulla cresta dell’onda – i tempi dell’enorme visibilità’ (gratuita) data dai media sono decisamente passati.
Qui a Londra l’esplosione di Facebook e’ stata un paio d’anni fa, non ho mai assistito a una diffusione cosi’ rapida di un servizio web e, nonostante questo, l’apertura degli uffici di Londra pienamente operativi risalgono solo a pochi mesi fa. Inoltre sono piuttosto disorganizzati e molto centralizzati negli U.S. – pare che non siano cosi’ smart nella gestione societaria “off-line” quanto lo siano (stati) nello sviluppo del sito online.

Per quanto riguarda i ricavi, il problema non e’ solo di Facebook ma di tutto il settore dei social network. Nessuno ha ancora trovato un modello di business vincente per sfruttare efficacemente l’enorme quantità’ di informazioni disponibili sugli utenti e il traffico generato.
Fino ad ora l’intento e’ stato quello di imitare il modello di Google, ma pare che la conversion delle keyword non sia lontanamente paragonabile. Ho notato che spingono molto i regali virtuali, ma questa e’ un’ulteriore dimostrazione che non sanno proprio da dove tirare fuori i soldi dagli utenti.

Personalmente credo che non si possa applicare un media model tradizionale a una piattaforma come Facebook, la strada da percorrere credo sia quella sia di sfruttare le potenzialite dell application di terze parti rafforzando le relazioni con i propri partner. Ci sono vari esempi di aziende che stanno ottenendo ottimi risultati con le loro application, senza essere necessariamente intrusive. (vedi TripAdvisor con la loro Cities I have visited application).

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Project 10 to the 100th is a call for ideas to change the world by helping as many people as possible.

Really interesting concept, although I think the Google would be the profitable one.

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searchmeL’effetto coverflow non e’ di certo tra i miei preferiti, ma devo dire che l’uso che ne fa questo motore di ricerca non e’ affatto male. La ricerca e’ visuale ovvero ti fa vedere le preview dei siti trovati ancora prima di iniziare a navigarli.

Niente di rivoluzionario intendiamoci, ma mi piace la velocita’ a fluidita’ dell’interfaccia e soprattutot il fatto che mi permette di cliccare a colpo sicuro invece di cliccare su mille siti prima di trovare quello giusto.

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This guy is amazing…
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La guerra dell’arte

In: libri

22 Jan 2008

The Art of WarSono colpevole, lo ammetto. Sara’ una vita e mezzo che non aggiorno questo povero blog. Il problema e’ sempre lo stesso, penso a cosa scrivere mille volte al giorno, poi rimando, pospongo.
E’ questo il vero problema del ventesimo secolo che affligga l’umanità intera: procrastinare.
Stephen Pressfield ha scritto un ottimo libro sull’argomento, The war of art da cui estraggo una breve citazione:

“There’s a secret that real writers know that wannabe writers don’t, and the secret is this: It’s not the writing part that’s hard. What’s hard is sitting down to write.
What’s keeping us from sitting down is Resistance.”

Noi italiani la conosciamo bene questa parola, procrastinare e’ una delle nostre attività preferite. Ce ne vantiamo, quasi.
E’ proprio questa una delle principali differenze che abbiamo rispetto agli anglosassoni. Loro discutono, stimano, pianificano e fanno. Noi ci fermiamo al primo step, perché discutere é di gran lunga la nostra attività preferita.

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  • Peter: Spero sia mgliore. [...]
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  • NYC Danny: yo yo yo, what is going on alex? nice site... too bad we couldn't hook up when i was in italy [...]
  • G: sante parole... per certi versi... per altri invece... ... ... ... dovremmo discuterne... [...]
  • Peter: Volevo scrivere qualcosa riguardo alla quantità di informazioni che assimiliamo ogni giorno grazie [...]

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